Sapidità e lunga serbevolezza: ecco il segreto della patata Igp del Fucino

Sapidità e lunga serbevolezza: ecco il segreto della patata Igp del Fucino

24 giugno 2018 0 Di admin
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La nuova storia della Patata del Fucino ha inizio con il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta) conclusosi, dopo un iter per nulla semplice, con la pubblicazione sulla GU il 18/05/2016. 

Caratteristiche organolettiche, date dalle proprietà del terreno e dal clima, finalmente vengono riconosciute come uniche, tanto da rendere questo tubero ineguagliabile per “sapidità” e lunga “serbevolezza”.

Il marchio IGP rende identificabile la produzione del Fucino a tutela del consumatore, spesse volte ingannato dai molteplici tentativi di spacciare per patate del Fucino quelle provenienti da altre regioni. 

Nuova linfa a ripagare gli sforzi che gli operatori del settore sostengono per produrre patate di qualità. Capire come trasformare questo vantaggio in benefici e valore aggiunto nei mercati diventa di fondamentale importanza. 

L’Abruzzo, con la piana del Fucino e i suoi 4.000 ettari investiti a patata, si posiziona al terzo posto in Italia con oltre 1.917.000 quintali di raccolta dopo Emilia Romagna con 2.243.652 e la Campania con 2.461.090 quintali prodotti, prima in classifica. 

L’80% della produzione del Fucino è destinato al mercato del fresco per il quale si coltivano varietà diverse come Agata, Colomba, Malice, Nectar mentre per l’industria, che rappresenta il 20% della produzione, vengono prodotte l’Agria e Innovatur, in quantità minori la varietà a buccia rossa Laura e Labella.

La produzione di patate in Italia non soddisfa neanche la domanda interna, tra le più basse d’Europa, ca 700mila t. di patate vengono ad oggi importate anche se  il consumo di patate è diminuito fortemente rispetto a 55 anni fa. 

La nostra pataticoltura risente anche dalla notevole frammentazione della superficie produttiva che certo non giova rispetto alla crescente concentrazione operata dalla distribuzione e alla necessità  di coordinamento delle relazioni all’interno della filiera. Tra i fattori che caratterizzano anche culturalmente i nostri consumi si rileva una scarsa conoscenza e sensibilità a identificare le varietà di patate secondo la destinazione d’uso, come invece avviene nei Paesi in cui è affermato il consumo di patate.

Nella nostra dieta le principali fonti di carboidrati complessi continuano a essere rappresentati dalle paste alimentari e dal pane. La patata è tipicamente una commodity, cioè un prodotto indifferenziato e, come tale, lo sforzo richiesto per farne comprendere i valori al consumatore resta ancora notevole.

Esteticamente la patata di qualità deve essere attraente, forma e calibro regolare, buccia liscia e brillante e requisiti organolettici che soddisfano le esigenze del consumatore. Il canale della GDO resta quello favorito dal consumatore mentre l’e-commerce è ancora tutto da esplorare e costruire per trovare un giusto equilibrio tra quantità venduta e costi di trasporto. L’industria della surgelazione offre invece l’opportunità di preservare le caratteristiche qualitative della patata, che si perdono in altre tipologie di  trasformazione e di immettere sul mercato prodotti a pronto uso, con elevato contenuto di servizi e di qualità certificata. Innovazione continua, di prodotto, di processo e aggregazione dell’offerta sono le linee guida da seguire per vincere la sfida, che consiste soprattutto nel difendere e accrescere la quota di presenza sul mercato nazionale.