Lo zafferano di Navelli: l’oro a tavola!

Lo zafferano di Navelli: l’oro a tavola!

27 giugno 2018 0 Di Franco Santini
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Lo zafferano di Navelli è considerato uno dei migliori al mondo. Vi raccontiamo perché.

Arrivateci al tramonto, quando il sole si nasconde dietro il monte Offerno. La luce che illumina la Piana di Navelli, una conchiglia tra i monti della Maiella e del Gran Sasso, sembra avere i riflessi dello zafferano. Quassù, dove cielo e terra si abbracciano, lo coltivano da secoli. Un altopiano magico. Cangia nei colori col succedersi delle stagioni: bianco coperto di neve l’inverno, verde pieno di speranza in primavera, per tingersi in autunno, quando l’oro della piana fiorisce, di un colore violaceo, velato come i sogni.

Tutt’intorno borghi, chiese, castelli, rocche, nati dalla roccia, come partoriti dalla montagna. Navelli, il paese, è arroccato intorno al suo castello rinascimentale, che domina da un colle la sua colorata ricchezza. Ogni anno in agosto si tiene la Sagra dei Ceci e dello Zafferano, e si corre il Palio degli Asini. La piana, circa 10 ettari, si stende generosa davanti a noi: qui lo zafferano è coltivato oggi come ieri, in geometrici campi a filari che in ottobre e novembre si tingono di viola.

I segreti e la storia di questa coltivazione sono affascinanti ed evocativi. Si narra che un povero pittore di passaggio trovò ristoro in quella che allora era una taverna. Fece un sogno in cui gli apparve la Madonna, e la mattina dopo, svegliandosi, cercò subito di dipingere il volto che gli era apparso. Aveva a disposizione solo dello zafferano, che usò come colore per la sua tela, e la Taverna venne trasformata in chiesa.

È dal 1300 che il crocus sativus (questo è il nome scientifico) è coltivato in Abruzzo.

Per arrivare fin qui, lo zafferano però ne ha fatta di strada! Parte dalla Spagna, ai tempi di Filippo II, quando il padre domenicano Santucci, natio di Navelli, ritorna nel paese d’origine portando con se i preziosi bulbi, portati secoli prima in terra spagnola dai conquistatori arabi. La coltura si diffuse e lo zafferano, si legge in documenti del XV sec, era particolarmente apprezzato dai mercanti veneziani. Oltre che come ingrediente in cucina, era usato nell’industria profumiera, come preparato medicamentoso, e si sfruttavano le sue proprietà coloranti nella preparazione di dolci, liquori, e tinte per pittura.

La fioritura si esaurisce in 15 gg durante i quali ogni mattina all’alba i contadini iniziano la faticosa raccolta, un fiore alla volta, un gesto gentile ripetuto mille e mille volte. È un momento delicato, bisogna essere tempestivi perché i raggi del sole non devono far aprire le corolle. Una volta raccolti i fiori, vengono tolti gli stimmi da essicare. Questa operazione richiede molta esperienza e maestria. Gli stimmi, posti in un setaccio, vengono passati al fuoco ad una distanza di 50 cm. Quando questi ,presi fra le dita, si rompono, lo zafferano è pronto.

Chiudiamo con una curiosità: perché il risotto alla milanese è con lo zafferano? La leggenda più accreditata racconta che verso la seconda metà del ‘500 un mastro vetraio del Duomo doveva dare in sposa sua figlia ad uno dei commercianti più ricchi della città. Per non sfigurare, organizzò una festa di nozze memorabile, e, ricordandosi del bel colore che lo zafferano lasciava come pittura sul vetro, lo versò sul riso bianco. Fu la portata più apprezzata dell’intero banchetto!

Per acquisti sicuri e garantiti rivolgetevi a:

Cooperativa Altopiano di Navelli
Viale Umberto I, 7 – 67020 Navelli (AQ)
Tel. 0862.959163
E-mail: coopaltopianodinavelli@virgilio.it
Sito web: www.zafferanoaltopianonavelli.it

 

 

Sono abruzzese anche se ormai “trapiantato” a Roma. Ho studiato per fare l’ingegnere ma poi ho scoperto che il mondo della comunicazione digital e l’enogastronomia sono più divertenti. Scrivo di vino, viaggi del gusto e divulgazione tech da una ventina d’anni. Collaboro con diverse testate e guide nazionali del settore enogastronomico, organizzo eventi e degustazioni, e nelle mie vene scorre un fluido che è per metà sangue e per l’altra metà Montepulciano d’Abruzzo (…con tracce di Pecorino e Cerasuolo).