Il miele più premiato d’Abruzzo? lo produce nel chietino Luca Finocchio

28 novembre 2018 0 Di Franco Santini
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Luca Finocchio, abruzzese della provincia chietina, ormai da anni porta il vessillo del migliore miele d’Abruzzo nei maggiori concorsi nazionali e internazionali.

Anche quest’anno, infatti, i suoi mieli hanno ricevuto prestigiosi attestati di stima dalla critica di settore, tra cui segnalo le “Tre Gocce D’Oro”, il concorso organizzato dall’Osservatorio Nazionale del Miele, che si svolge ininterrottamente dal 1981 con la partecipazione di molte centinaia di mieli da tutte le regioni d’Italia. Il premio è andato nello specifico al miele di coriandolo, unico miele in Abruzzo a cogliere il massimo riconoscimento, e uno dei soli 16 premiati in tutta Italia!

Ho avuto il piacere di assaggiare un po’ tutta l’ultima produzione di mieli di Finocchio (sono una quindicina solo quelli unifloreali e millefiori, a cui vanno aggiunti una serie di prodotti derivati, tra cui gli “aromatizzati” della linea Mieraviglia…) e vi elenco quali sono stati i miei preferiti:

  • Miele di Coriandolo
  • le due versioni di Millefiori (quello “classico” e quello di montagna)
  • il Miele di Ailanto
  • il Miele di Clementine

Inutile dire che tutta la produzione è di altissimo livello, i mieli che ho citato sono semplicemente quelli che a mio gusto personale dovreste assolutamente provare, per capire quante affascinanti sfumature può assumere questo prodotto, che incarna a pieno i valori di bontà, naturalità e salubrità che tutti dovremmo avere a cuore. 

Per un racconto più dettagliato della filosofia produttiva di Finocchio e della sua famiglia riporto qui di seguito un’intervista che feci qualche tempo fa.

<<La mia è un’attività di famiglia che si tramanda da tre generazioni. Alle mie figlie ho cercato di tramandare innanzi tutto la passione per questo lavoro, che comporta tanti sacrifici. Non è una di quelle attività che si possono fare solo per avere un reddito. Ci vuole una spinta dentro che ti porta a lavorare senza orari, rispettando le api, l’ambiente e le persone. E’ vero che l’innovazione tecnologica ha reso semiautomatici e più sicuri tanti processi di produzione, ma ci vuole un’attenzione e un monitoraggio costante. Noi abbiamo circa 1000 alveari che fanno nomadismo in tutta l’Italia centrale e meridionale. Immaginate cosa significa seguire tutte queste arnie, in periodi di tempo diversi, inseguendo le varie fioriture dalle Marche alla Calabria>>.

Ogni miele, infatti, è un grande “lettore” del territorio, che ritroviamo fedele nelle caratteristiche organolettiche del prodotto finito. Si definiscono “uniflorali” i mieli che provengono principalmente da un’unica origine botanica, che li caratterizza sufficientemente da essere riconoscibile con analisi microscopiche di laboratorio e organolettiche (aspetto, profumo, gusto). Contrariamente, i mieli in cui non sia presente una componente botanica prevalente si dicono “millefiori”.

 

<<Troppo spesso, purtroppo, si sente parlare di miele al singolare, quando invece sarebbe assai più giusto parlarne al plurale. Eh sì, perché di mieli ce ne sono infiniti, tanti quanti sono le combinazioni dei pollini dei fiori che le api bottinano. Ognuno con il suo colore, che può andare dal chiaro quasi trasparente del miele d’acacia in purezza, al giallo oro del miele di girasole, fino ad arrivare al marrone scuro della melata di bosco. Ognuno con la sua consistenza, che da liquida può diventare cremosa e chiudere cristallizzata. Ognuno con il suo caratteristico sapore, più o meno dolce, più delicato o deciso e persistente>>.

Per fare un’analogia banale, il miele è un prodotto conservato del nettare come la marmellata lo è della frutta. Così, come possiamo produrre una grande varietà di marmellate e confetture in base ai frutti di partenza, allo stesso modo possiamo avere tanti mieli differenti fra loro in base alla loro origine botanica. Occorre quindi superare lo stereotipo di miele liquido denso, brillante, di colore ambrato, diffuso dalle grandi industrie del miele, che fa credere erroneamente al comune consumatore che i mieli debbano avere tutti queste caratteristiche, condizionando il mercato.

vasetti miele abruzzese<<In ogni caso è fondamentale leggere bene l’etichetta. Il miele è un prodotto “nudo”, che non puoi lavare: se ci sono impurità, inquinanti, sostanze estranee, le ritrovi tutte nel vasetto. Questo vale sia per i mieli esteri, che non si sa che origine e che procedura di produzione abbiano, sia per quelli dei tanti produttori hobbisti, che spesso involontariamente alterano il prodotto per carenze tecniche o di processo. Per cui, gusti a parte, il consiglio forte che mi sento di dare è di scegliere solo mieli italiani, di produttori professionisti seri, che ne garantiscano qualità e provenienza>>.

Luca Finocchio e le sue figlie producono una quindicina di varietà di mieli diversi, oltre a tutta una serie di prodotti derivati, sia ad uso alimentare che estetico. Tutta la produzione è di altissimo livello e potete scegliere ad occhi chiusi, andandoli a trovare nel loro funzionale punto vendita (tra le altre cose, se avete dei bambini, prendete appuntamento per la fattoria didattica, che svelerà ai più piccoli tutti i segreti di questo affascinante mondo) o più comodamente da casa spulciando le offerte sul bel sito aziendale www.apicolturalucafinocchio.it .

Indirizzo:
Via Santo Stefano n. 16/A – 66046 Tornareccio (Ch)
Tel. 0872 868692
Luca Finocchio +393389251363
Fabiana Finocchio +393461318108
Informazioni e contatti generali:
info@apicolturalucafinocchio.it
Fattoria didattica:
fattoriadidattica@apicolturalucafinocchio.it

Sono abruzzese anche se ormai “trapiantato” a Roma. Ho studiato per fare l’ingegnere ma poi ho scoperto che il mondo della comunicazione digital e l’enogastronomia sono più divertenti. Scrivo di vino, viaggi del gusto e divulgazione tech da una ventina d’anni. Collaboro con diverse testate e guide nazionali del settore enogastronomico, organizzo eventi e degustazioni, e nelle mie vene scorre un fluido che è per metà sangue e per l’altra metà Montepulciano d’Abruzzo (…con tracce di Pecorino e Cerasuolo).