Siamo o no una regione di alpini? ecco allora una grappa di Montepulciano d’Abruzzo!

Siamo o no una regione di alpini? ecco allora una grappa di Montepulciano d’Abruzzo!

15 giugno 2018 0 Di Franco Santini
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La grappa è il vero grande distillato tutto italiano. Sta all’Italia come il cognac alla Francia, la vodka alla Russia, o il rum a Cuba.

Un’esclusiva della nostra penisola prodotta con materia prima e tecnica di lavorazione tutta italiana.

Le circa 130 distillerie sparse per il paese (specie a nord, dove il Veneto, il Piemonte, la Lombardia, il Friuli e il Trentino-Alto Adige, sono state riconosciute come “regioni storiche” e possono fregiarsi del titolo “grappa a denominazione geografica”) sono di dimensione medio-piccole, spesso di carattere puramente artigianale, ed immettono sul mercato produzione assai limitate.

Per secoli (risale al 1451 uno dei documenti più antichi in merito, dove compare per la prima volta il termine “grape”) è stato considerato un prodotto di scarto, di “riuso”, ottenuto da vinacce pressate fino all’osso e ormai povere di materia prima. Negli ultimi trent’anni, grazie ai progressi nella tecnologia di distillazione da una parte e alla selezione della materia prima dall’altra, la grappa ha avuto un’impennata qualitativa straordinaria. Si è affrancata dall’immagine di prodotto ruvido, tosto, “da alpini”, diventando un prodotto d’eccellenza capace di raccontare un’uva, un territorio, e la straordinaria abilità dei nostri maestri distillatori, che sono senza dubbio tra i migliori al mondo.

Oggi le grappe sul mercato (quelle buone, si intende) si presentano al pubblico con un’immagine più attuale e più idonea ai nuovi stili di vita, pur nel rispetto della tradizione. Morbide, eleganti, pulite e leggere, profumate di aromi varietali, puntano a soddisfare un gusto sempre più evoluto e moderno.

Attraverso un attento processo di distillazione si riesce a stillare il cuore della materia prima, esaltando le caratteristiche di ogni vitigno e trasferendole poi nel bicchiere. E per questo che oggi si parla di grappe al plurale: basta con l’era in cui, dopo una pantagruelica cena, ci rivolgiamo all’oste e gli chiediamo il classico “grappino”! Una grappa di Barolo è diversa da una grappa monovitigno di Chardonnay, una grappa Trentina è diversa da quella Veneta: ognuna contiene l’essenza delle varietà d’uva con cui può essere ottenuta, ognuna ha il suo profilo sensoriale, i suoi molteplici aromi e svariati profumi, la sua personalità. E, soprattutto, ognuna rispecchia la ricchezza del territorio d’origine e il carattere delle orgogliose persone che la lavorano.

Una curiosità allora è la Grappa da Montepulciano d’Abruzzo prodotta dalla storica azienda Di Cicco Liquori di Villa Santa Maria (CH). Si sa che questo grande vino rosso da sempre è il portabandiera dell’Abruzzo enologico, con il suo gusto pieno e corposo. Da qui l’idea di utilizzarne la vinaccia per dare vita ad una grappa dal profumo intenso, morbida ed equilibrata in bocca. Un eccellente distillato per chiudere bene la serata.

Sono abruzzese anche se ormai “trapiantato” a Roma. Ho studiato per fare l’ingegnere ma poi ho scoperto che il mondo della comunicazione digital e l’enogastronomia sono più divertenti. Scrivo di vino, viaggi del gusto e divulgazione tech da una ventina d’anni. Collaboro con diverse testate e guide nazionali del settore enogastronomico, organizzo eventi e degustazioni, e nelle mie vene scorre un fluido che è per metà sangue e per l’altra metà Montepulciano d’Abruzzo (…con tracce di Pecorino e Cerasuolo).