Filomusi Guelfi. Montepulciano d’autore.

Filomusi Guelfi. Montepulciano d’autore.

24 giugno 2018 0 Di Franco Santini
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Un produttore serio, un abruzzese vero: come i suoi vini. Il Montepulciano d’Abruzzo di Lorenzo Filomusi Guelfi.

<<I vini che Lorenzo Filomusi Guelfi produce ed affina nella piccola cantina al centro del paese di Tocco Casauria, in provincia di Pescara, sono tra i più personali e riconoscibili della regione. Stilisticamente, ai puristi, possono talvolta destare qualche perplessità, ma spesso sono proprio queste piccole “spigolature” a renderli più naturali, interessanti e alla fine anche didattici. Chi vuole conoscere e capire l’anima del vero e tradizionale montepulciano d’Abruzzo dovrebbe mettersi davanti una batteria dei suoi vini e prendere appunti>>.

A rileggerlo oggi, e dopo i recenti assaggi, mi rendo conto che i vini di questo uomo serio, talvolta un po’ permaloso e polemico, ma interprete onesto ed orgoglioso di questo grande rosso d’Italia, mi piacciono sempre. E sapere che ormai le condizioni di salute non gli permettono di seguire più la vigna come in passato mi rattrista. Ora l’azienda è in mano al figlio maggiore, Alessandro, a cui faccio davvero i migliori auguri di proseguire nel solco paterno.

L’azienda appartiene alla famiglia Filomusi Guelfi dalla prima metà del Settecento. A quei tempi già esisteva la storica cantina, situata in pieno centro storico del paese di Tocco Casauria (protetta dal Ministero dei beni Culturali), recentemente ristrutturata per renderla più funzionale alla produzione di vino. E’ un luogo affascinante, che trasuda storia e che, da solo, giustifica il viaggio. Lorenzo inizia a vinificare a metà degli anni Ottanta, riprendendo l’attività di famiglia abbandonata dal padre negli anni Sessanta, quando con la crisi dei mercati del Nord Italia e della Svizzera (Trento e Bolzano attingevano da queste parti “camionate” di vino, soprattutto rosato) la coltivazione dell’uva divenne non più redditizia. A quell’epoca gran parte dei vigneti furono espiantati o convertiti a forme di allevamento più produttive ma meno qualitative, come la “famigerata” pergola abruzzese. Di tutti i possedimenti della famiglia Filomusi Guelfi solo poco più di un paio d’ettari furono preservati con le vecchie vigne a “spalliera”, e da questi oggi prende vita il rosso Fonte Dei, il cru più rappresentativo dell’azienda.

Nel tempo Lorenzo acquista e reimpianta nuovi appezzamenti, introducendo anche un mix di vitigni autoctoni e alloctoni a bacca bianca (sauvignon, cococciola, pecorino, chardonnay) tra cui mi piace segnalare una delle poche malvasie interessanti prodotte in terra d’Abruzzo: vino che viene un po’ trascurato (nel senso che si capisce che il “figlio prediletto” è il rosso) ma che nelle annate migliori ha freschezza e piacevolezza da vendere.

Tornando alla scheda iniziale, quando parlavo di “perplessità” e “spigolature” intendevo riferirmi all’effetto che i vini di Filomusi Guelfi possono talvolta destare nel consumatore poco esperto. Sono prodotti vinificati con uno stile tradizionale, rigoroso ed attento, ma che hanno (per fortuna!) una componente umana non trascurabile. E come le persone sono vini “umorali”, che possono talvolta presentarsi in maniera brusca, un po’ introversa, poco conciliante, e che quindi richiedono una “disponibilità all’ascolto” un po’ superiore alla media. Un modello e uno stile di vino dettati dal buon senso, da una pratica antica che non si impara a scuola ma che si affina negli anni, grazie all’esperienza, e che non abbracciano alcuna ideologia (Lorenzo non vede di buon occhio i fautori del naturale a tutti costi, né tanto meno i “costruttori” di vini sempre uguali negli anni e nei gusti). Vini che, piacciano o meno, sono molto riconoscibili e “montepulcianosi” fino al midollo.

Ritengo da tempo che il miglior vino di Filomusi Guelfi sia il Montepulciano d’Abruzzo Riserva (quello con etichetta nera, per intenderci). E’ un montepulciano di stile tradizionale, senza fronzoli, sapido, coinvolgente, con una longevità insospettabile (ho assaggiato annate vecchie e anche mal conservate e sono buonissime!) e dal costo contenuto (si trova in giro intorno ai 15€, prezzo onestissimo per una riserva che esce sul mercato a 5-6 anni dalla vendemmia!). Non gode a mio avviso del successo commerciale che meriterebbe (anche se in regione non manca mai nelle carte dei ristoratori ed enotecari più avveduti) e spesso lo preferisco al più ambizioso Fonte Dei, che si differenzia in parte per le uve (provenienti dal già citato cru omonimo) e soprattutto per un prolungato passaggio in legno (almeno due anni in botte grande) che gli da una maggior complessità ed amalgama, ma che in alcune annate meno vocate lo lascia più contratto e statico.

Sono abruzzese anche se ormai “trapiantato” a Roma. Ho studiato per fare l’ingegnere ma poi ho scoperto che il mondo della comunicazione digital e l’enogastronomia sono più divertenti. Scrivo di vino, viaggi del gusto e divulgazione tech da una ventina d’anni. Collaboro con diverse testate e guide nazionali del settore enogastronomico, organizzo eventi e degustazioni, e nelle mie vene scorre un fluido che è per metà sangue e per l’altra metà Montepulciano d’Abruzzo (…con tracce di Pecorino e Cerasuolo).